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LE ROCCHE E L'ALTA VALLE DEL LIRI
Dalla città
dell'Aquila , prima di dirigersi verso l'altopiano delle Rocche, è
consigliabile un' escursione a Fossa, tipico centro di dolina
(depressione tipica delle zone carsiche), molto interessante per
l'impianto urbano; da vedere l'elegante parrocchiale settecentesca e
la chiesa di Santa Maria delle Grotte (o ad Cryptas), costruzione
gotico-cisternense del XIII secolo con affreschi di scuola
duecentesca. Non lontano, il borgo fortificato di San Panfilo d'Ocre,
munito di castello e di cinta muraria, si trova in cima a un colle in
eccezionale posizione panoramica sulla valle dell'Aterno. A
ovest del fiume dell'altopiano delle Rocche, che si estende intorno ai
1300 m di quota fra la catena del Sirente, il monte Velino e il monte
Cagno, deriva il suo nome dagli abitanti fortificati costruiti ai suoi
margini. E' costituito da diversi piani carsici, come quelli di Pezza
e di Campo Felice (quest'ultimo, insieme con Rocca di Cambio e Rocca
di Mezzo, noto come stazione sciistica). A 1375 m Ovindoli, addossato
alle dirupate pendici dei monti della Magnola, è centro turistico di
una certa importanza, tra i preferiti dagli aquilani per la
villeggiatura estiva. Nella parte antica sono visibili i resti di un
castello, tratti di mura e una torre. Ormai sul bordo di Fucino, che
si presenta interamente coltivato a barbabietole e ortaggi, sorge
l'abitato di Celano (800 m), al cui nome è legato quello di Tommaso,
discepolo e primo biografo di Francesco d'Assisi. Il castello che
domina il paese, fondato nel 1392 e terminato nella seconda metà del
XV secolo da Antonio Piccolomini, è composto da un mastio centrale
con quattro torri merlate ed è cinto da mura con torri quadrate e
torrioni cilindrici angolari. Nel mastio si apre un grande cortile con
portici e loggiato. Presso Celano si aprono le aspre gole
create dall'erosione del torrente Foce; le risale un sentiero che
s'incunea fra pareti tanto ripide da escludere la luce: sono
visitabili solo d'estate, quando la portata del torrente è piuttosto
ridotta.
 L'abitato
di Celano, sovrastato dal castello quattrocentesco
Dopo aver attraversato la conca del Fucino, ci si dirige
verso Tagliacozzo, passando per Avezzano (695 m), la cui storia è
legata alla data del 13 gennaio 1915: quel giorno il paese fu
epicentro di un violento terremoto, che lo distrusse completamente.
Ricostruito, l'abitato fu nuovamente devastato dai bombardamenti
durante la seconda guerra mondiale, conservando come unica
testimonianza del suo passato il castello Orsini (1490; restaurato
recentemente). In seguito al prosciugamento del lago Fucino,
completato nel 1875, il territorio di Avezzano è oggi un attivo
comprensorio agricolo.
 La
piana del Fucino, fino al secolo scorso occupata da un lago
Nei dintorni Magliano de' Marsi,
Rosciolo dei Marsi e Albe sono località interessanti per la bellezza
del paesaggio, per gli importanti monumenti (come Santa Maria delle
Grazie a Rosciolo) e per le vestigia di antiche civiltà (le rovine di
Alba Fucens). Tagliacozzo (823 m), alle pendici del monte Bove, è
noto come centro di soggiorno e come base di partenza per escursioni
verso i monti Simbruini. Nell'abitato non mancano motivi di richiamo:
la chiesa di San Francesco, per esempio con una bella facciata
quattrocentesca (qui è sepolto Tommaso da Celano); oppure il palazzo
Ducale, costruzione rinascimentale realizzata tra XIV e XV secolo per
volere degli Orsini. Il borgo ha una speciale notorietà perchè le
sue terre nel 1268 furono teatro dell'ultima sfortunata battaglia di
Corradino di Svevia contro l'esercito di Carlo d'Angiò: il fatto è
ricordato anche da Dante nella Divina Cimedia (Inferno, XXVIII). L'itinerario
prosegue verso le sorgenti dell'Imele, nei pressi dell'abitato di
Verrecchie: il fiume scompare nel sottosuolo dopo appena un paio di
chilometri, in un inghiottitoio chiamato l'Otre. Si sale ai 1061 m
di Petrella arrivando nell'alta valle dei Liri, caratteristica per il
forte contrasto tra il versante sinistro, nudo e brullo, e quello
destro, coperto da un fitto manto boschivo. Il versante destro
naturalmente è anche il più ricco di acque e di sorgenti: tra queste
di singolare bellezza è quella che alimenta le cascate di Zompo
lo Schioppo nei pressi di Morino.
da Cento itinerari italiani
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